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"La
nube si levava, non sapevamo con
certezza da quale monte, poiché
guardavamo da lontano. Solo più tardi si
ebbe la cognizione che il monte era il
Vesuvio. La sua forma era simile ad un
pino più che a qualunque altro albero.
Come da un tronco enorme la nube svettò
nel cielo alto, e si dilatava e quasi
metteva rami. Credo, perché prima un
vigoroso soffio d'aria, intanto, la
spinse in su, poi, sminuito, l'abbandonò
a se stessa o, anche perché il suo peso
la vinse, la nube si estenuava in un
ampio ombrello. Già sulle navi la cenere
cadeva, più calda e più fitta man mano
che si avvicinavano; già cadevano pezzi
di pomice e pietre annerite e arse e
spezzate dal fuoco, già, inatteso, un
basso fondo impedisce lo sbarco. Ebbe un
momento d'esitazione se dovesse tornare
indietro, e il pilota così lo
consigliava, ma egli subito disse: "La
fortuna aiuta i forti". |