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Molti
miti, leggende, storie circolano attorno
al Vesuvio. Sembra che tutti i diversi
nomi dati dagli antichi al Vesuvio
derivino dalla radice ves, “fuoco”,
pertanto si fece presto ad associarlo
con il regno dei morti e l’eruzione con
la manifestazione della collera divina.
Nell’iconografia cristiana esso diventò
la sede del demonio e si avvalorò il
parallelo tra Sodoma-Gomorra e
Pompei-Ercolano punite da Dio per la
vita dissipata che vi si conduceva. Nel
Medioevo il Cristianesimo demonizzò
ulteriormente il Vesuvio, fino a
trovargli un domatore in San Gennaro. Lo
stesso Pulcinella sarebbe nato, durante
un’eruzione, dal guscio di un uovo
comparso per volere di Plutone sulla
sommità del vulcano, grazie ad un
impasto fatto da due fattucchiere. Le
leggende raccontano di diavoli che
raccolgono fieno per alimentare le
fiamme dell’Inferno, di potenze magiche
e di prodigi.
I miti popolari narrano l’amore
struggente tra Vesuvio e Crapa (Capri) o
la storia triste della ninfa marina
Leucopetra amata da due giovani, Vesevo
e Sebeto.
Anche la letteratura si è occupata molto
del Vesuvio, da quella scientifica,
Strabone, Seneca, Plinio, Marziale cui
seguì, dopo l’eruzione del 1631,
un’ampia produzione editoriale che fece
il giro dell’Europa e da cui trassero
materiale gli studi successivi. Diari,
cronache, rapporti scientifici, appunti
di viaggio e un gran numero di
rappresentazioni pittoriche
determinarono, già negli ultimi decenni
del Seicento, uno straordinario
interesse internazionale e un’intensa
attività turistica che prese il nome di
“Grand Tour”. Conoscere il Vesuvio
attraverso gli scritti di letterati e
viaggiatori è un’esperienza affascinante
che sta alla base di un’altra
importantissima iniziativa: il Parco
Letterario del Vesuvio. Nelle pagine dei
diversi autori, a cominciare dagli
storici e dai naturalisti d’epoca
romana, s’incontrano osservazioni
scientifiche e antropologiche,
impressioni e curiosità, sentimenti.
Il diario di Francesco Bacone, la guida
“Voyage d’Italie” di Misson, e poi
lettere e descrizioni del filosofo
inglese Berkeley, dello scrittore danese
Andersen, dell’abate Galiani, di Lord
Hamilton.
Dalla descrizione dei fenomeni si passa
alle colorite pagine di Charles de
Brosses, di Johann Caspar Goethe, di
Charles Dupaty sino ai racconti di
Chateaubriand e Madame de Stael e ai
versi di Giacomo Leopardi che consacra
lo “Sterminator Vesevo” e “l’Odorata
ginestra” simboli dell’eterna lotta
esistenziale. Tantissimi gli artisti che
si sono ispirati al Vesuvio, vedutisti
viaggiatori che risalivano il vulcano,
da soli o al seguito di ricchi turisti,
con le loro cartelle e i taccuini per
disegnare gli scenari più suggestivi. La
rappresentazione paesaggistica abbandona
la pura topografia ed acquista un
carattere poetico. Illustratori
d’eccezione furono, tra gli altri,
Goethe e Vanvitelli. |